La guerra nella RDC continua

Ciao a tutti! Innanzitutto vi informiamo che stiamo tutti bene! La situazione a Kinshasa ad oggi è abbastanza tranquilla. Ieri, come riportato da molti giornali e telegiornali italiani, c’è stata un po’ di tensione a causa di alcune manifestazioni in centro città che sono poi degenerate in attacchi ad alcune ambasciate straniere. Le scuole e le università (insieme ad altre attività) in questa settimana resteranno chiuse, e, tendenzialmente, anche noi eviteremo di uscire di casa in questi giorni. Condividiamo quanto hanno scritto alcuni giornalisti in questi giorni e lo riportiamo in quanto pensiamo descriva bene la situazione. In fondo troverete anche alcuni link per informarvi ulteriormente su questa guerra (in 20 anni ha fatto più di 7.000.000 di morti!!!!) che speriamo potrete trovare il tempo per leggerli…uno dei tanti problemi di questa guerra è proprio che nessuno (a parte questi ultimi giorni) ne parla (forse che ci siano in ballo grandi interessi economici internazionali?!?!?!?)
Un forte abbraccio a tutti voi!

La tensione di questi giorni è causata dalla guerra che da anni si sta combattendo nell’est del paese. Qui, nella giornata di lunedì, il movimento denominato M23 è entrato nella città di Goma. La guerra nell’est della Repubblica Democratica del Congo è conseguenza di una tragica e complessa crisi, silenziosa ai più, che merita un’analisi approfondita e, soprattutto, una maggiore attenzione dalla comunità internazionale.
La conquista di Goma (1.000.000 di abitanti a cui sono da aggiungere altri circa 600.000 sfollati qui arrivati in fuga da paesi e città limitrofe) da parte dei ribelli congolesi del Movimento 23 Marzo ha fatto emergere una situazione già critica, ora precipitata in uno stato di emergenza.
Da anni, le violenze e le insurrezioni armate hanno alimentato un drammatico esodo forzato della popolazione, con oltre 400.000 sfollati solo negli ultimi mesi,un dato che attesta l’urgente necessità di una risposta interna e internazionale.
La RDC (Repubblica democratica del Congo) è ricca di risorse minerarie strategiche, in particolare coltan e cobalto fondamentali per le nuove tecnologie e le auto elettriche: più della metà della fornitura mondiale è estratta nella parte meridionale del paese.
Sono enormi gli interessi di potenze esterne e comunità regionali, in particolare del vicino Ruanda. Il supporto di Kagami (attuale Presidente del Ruanda) agli M23 non è solo un elemento di destabilizzazione locale, ma un segnale delle complesse dinamiche geopolitiche che caratterizzano l’intera regione.
Questo conflitto è radicato non solo nella competizione per l’approvvigionamento dei minerali di cui questo territorio è impegnato, ma è anche storicamente influenzato da rivalità etniche, guerre civili e l’instabilità dei confini nazionali.
Ma perché di una guerra talmente devastante, che può condizionare anche gli interessi economici internazionali, non si parla come accade per altri conflitti, come le crisi di Gaza e Ucraina? E perché non si assiste a interventi significativi sia dal punto di vista umanitario che geopolitico?
Il dramma della RDC è relegato a una sorta di oblio mediatico, dove le vittime civili —oltre sette milioni di morti in 20 anni —non ricevono l’attenzione che meritano. La comunità internazionale ha continuato a voltarsi dall’altra parte, sottovalutando le sofferenze umane in nome di manovre di alcuni attori noti nella regione, ruandesi in primis ma non solo, che rimangono sotto traccia. Non c’è, inoltre, empatia per le vittime congolesi a causa della mancanza di una narrazione accattivante come quella che si è profusa per l’Ucraina.
Inoltre c’è la questione economica: Il governo congolese aveva chiesto di interrompere la vendita dei minerali provenienti dall’est del Paese per colpire economicamente l’M23 e i suoi sponsor. Ma l’Occidente si è limitato a dichiarazioni di circostanza, evitando qualsiasi sanzione che potesse danneggiare il Ruanda, considerato un partner strategico nella regione.
Gli Stati Uniti e i Paesi del G7 stanno tentando un’alternativa con il cosiddetto “corridoio di Lobito”, un’infrastruttura che dovrebbe permettere di trasportare i minerali congolesi attraverso Zambia e Angola fino all’Oceano Atlantico, evitando il Ruanda. Ma questo progetto è ancora in fase embrionale e non offre soluzioni immediate al dramma della RDC.

Mentre l’M23 avanza e Goma cade sotto il controllo dei ribelli, il mondo continua a ignorare colpevolmente la tragedia del Congo. Dietro la guerra si nascondono infatti enormi interessi economici, e la vita dei congolesi sembra contare meno delle batterie dei nostri smartphone. Se la comunità internazionale non interverrà con misure concrete contro il Ruanda e il traffico illegale di minerali, il popolo congolese continuerà a pagare il prezzo più alto per il progresso tecnologico del Nord globale.
È evidente come una politica estera focalizzata su un’ideologia di sviluppo non possa ignorare le vere emergenze umanitarie da affrontare, specialmente in una delle regioni più vulnerabili e segnate dalla storia contemporanea. Le Nazioni Unite, pur presenti con la missione MONUSCO (Missione Onu per la stabilizzazione in Congo), si trovano di fronte a un’inefficace capacità di proteggere i civili, mentre i gruppi militari, rinforzati dall’esercito ruandese, continuano la loro avanzata.
L’assenza di una strategia credibile di de-escalation e di intervento umanitario, unita alla mancanza di riconoscimento delle radici sistemiche del conflitto, espone i civili a ulteriori sofferenze e all’erosione della già fragile sicurezza umana.
È necessario un cambio di approccio, che vada oltre il semplice invio di missioni di pace e si traduca in un impegno concreto per affrontare le cause strutturali del conflitto.
Investire in sviluppo, stabilità politica e risoluzione della crisi politica nella regione, rispettando i diritti umani e il bene dei congolesi, deve diventare una priorità. I leader mondiali e gli organismi internazionali hanno il DOVERE di guardare questa crisi in faccia e dare una risposta sostanziale, prima che sia troppo tardi per milioni di persone innocenti. Il rischio, altrimenti, è quello di assecondare il perpetuarsi di un ciclo di violenza e di impunità che, alla lunga, non può che minare la stabilità dell’intero continente africano.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-01/rdc-congo-kinshasa-ribelli-goma-m23-governo-scontri-vittime.html

https://www.nigrizia.it/notizia/rd-congo-goma-al-collasso-e-una-tregua-sembra-lontana