Buona Pasqua di resurrezione!

S. PASQUA 2026:
«Ecce homo»: Pilato presenta Gesù flagellato, umiliato, coronato di spine, e senza saperlo pronuncia una parola che attraversa i secoli. «Ecco l’uomo». Non solo quell’uomo, ma l’uomo nella sua verità più nuda: fragile, ferito, esposto al giudizio e alla violenza.
In quel momento Gesù non fugge dalla condizione umana, non si sottrae al dolore. Al contrario, la assume fino in fondo. È come se dicesse: è qui che scelgo di stare. Non tra i potenti che decidono, ma tra coloro che subiscono; non tra chi ha voce, ma tra chi viene ridotto al silenzio.
L’«Ecce homo» diventa allora una rivelazione: Dio non si manifesta nella forza che domina, ma nella debolezza che ama. Gesù si identifica con ogni volto sfigurato dalla sofferenza, con ogni vita schiacciata dall’ingiustizia, con i “piccoli” del mondo che spesso restano invisibili. In lui, ogni uomo ferito diventa luogo di incontro con il divino.

Questa scelta interpella profondamente anche noi. Se Dio è lì, accanto agli ultimi, allora anche il nostro sguardo deve cambiare. Non possiamo cercarlo solo nel successo, nella sicurezza, nelle certezze rassicuranti. Lo incontriamo invece dove l’umanità è più vulnerabile: nei poveri, nei malati, negli esclusi, in chi porta ferite visibili o nascoste.
E proprio dentro questa umanità ferita risuona anche una chiamata nuova. Come Maria di Magdala, che nel mattino di Pasqua si sente chiamare per nome dal Risorto, anche noi siamo raggiunti da una voce che ci invita a non restare prigionieri del dolore o del passato. Il Cristo che si è fatto «Ecce homo» è lo stesso che vive e ci chiama a una vita trasformata. Essere chiamati per nome significa scoprire che la nostra storia, pur segnata da fragilità, è abitata da una promessa. Maria passa dal pianto al riconoscimento, dalla chiusura all’annuncio: così anche noi siamo invitati a vivere in maniera nuova, differente, secondo il comandamento dell’Amore. Non più trattenere, non più possedere («non mi trattenere»), ma imparare ad amare in modo libero, capace di dono e di apertura.

«Ecco l’uomo» e «ho visto il Signore» diventano allora due poli inseparabili: la discesa nella sofferenza e la rinascita nella speranza. Chi incontra il Risorto non si allontana dal dolore del mondo, ma lo attraversa con uno sguardo nuovo, portando dentro di esso una luce.
Così, guardando quel volto sfigurato di Gesù, riconoscibile sui tanti volti sfigurati dal dolore qui a Kinshasa e in tanti altri posti del mondo, e ascoltando il nostro nome pronunciato nell’amore, impariamo che la vera vita nasce quando accettiamo di lasciarci trasformare: diventando anche noi, nel piccolo, segno di un amore che rialza, consola e rende tutto nuovo.
Buona Santa Pasqua di Resurrezione a tutti!

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